Enogastronomia: Piemonte primo in classifica

CDA Market, centro di distribuzione alimentare situato in provincia di Varese, è noto in tutta Italia e nel mondo per l’elevata qualità dei prodotti messi a disposizione: si seguono fermamente criteri quali la genuinità, la bontà dei sapori e il rispetto della tradizione. Il catalogo di alimenti forniti è estremamente variegato, composto da numerose specialità enogastronomiche volte a soddisfare qualsiasi palato. Gli ingredienti, accuratamente selezionati, rappresentano una garanzia di autenticità e sono adoperati per realizzare pietanze uniche, sia dolci sia salate, apprezzate per il loro gusto naturale e per l’accuratezza dei processi di lavorazione. Ci si affida esclusivamente ai migliori marchi di produzione presenti sul mercato, i quali includono articoli dolciari, vini e altre bevande, salumi, formaggi e surgelati.

Nel territorio italiano esiste un vero e proprio culto del cibo: il semplice atto del mangiare, in diversi casi, diventa quasi un rito sacro. Secondo una recente statistica, il Piemonte si colloca al primo posto nella classifica dei piccoli comuni dal punto di vista dell’enogastronomia, in quanto custodisce ben 23 specialità Dop e Igp. Le pietanze tipiche sono strettamente legate alla tradizione, rappresentano un autentico tesoro da salvaguardare. I piatti caratteristici dei piccoli centri piemontesi sono stati tramandati nel corso del tempo e preservati dal costante impegno degli imprenditori, proprio come accade con altre tipologie di beni.
Gli alimenti fanno parte del patrimonio regionale e nazionale e costituiscono non solo un individuale piacere quotidiano, ma anche un solido pilastro delle attività ricreative e del turismo. CDA Market offre, ad esempio, una vasta selezione di frutta e verdura di assoluta freschezza, prodotti totalmente certificati e coltivati da professionisti del settore. È possibile acquistare anche frutta secca di tutti i tipi, nocciole, albicocche, arachidi, mandorle e così via, nonché frutta candita e sciroppata. Anche la scelta di verdure al naturale è senza dubbio varia, così come quella dei legumi, dei funghi e dei tartufi. Presso il centro è possibile procurarsi del pregiato olio di oliva oppure di semi, a seconda delle esigenze culinarie, e molteplici condimenti quali il pesto, il ragù, il sugo alla pescatora e quello all’amatriciana.

Il catalogo di CDA Market è ricco anche dal punto di vista dei formaggi. Questi ultimi sono disponibili a pasta dura e molle, realizzati con latte vaccino, di capra o di pecora, oltre al classico formaggio grattugiato perfetto per valorizzare numerosi primi piatti. Non bisogna trascurare l’ampio assortimento di latte, compreso quello in polvere e a lunga conservazione, di panna e di latticini. Il centro è conosciuto in tutta Italia e nel resto del mondo per la pregiata qualità delle sue carni, sia fresche sia conservate, e per la varietà dei salumi forniti: i clienti possono arricchire le proprie tavole con gustosi salami, prosciutti, bresaole, speck, pancette e mortadelle. Diversi prodotti sono combinabili in cesti natalizi e pasquali personalizzati, idea regalo sempre apprezzata nelle case di tutto il territorio. Oltre alle carni, sono offerti anche pesci freschissimi, fritture e stuzzicanti pizzette per aperitivi.

Le bevande e i dolci, essenziali per concludere i pasti, rappresentano a loro volta un elemento fondamentale del patrimonio culinario italiano. Il catalogo del centro di distribuzione comprende biscotti, tavolette di cioccolata e molteplici ingredienti per dolciumi, quali le uova, la farina, lo zucchero classico e quello a velo, le gelatine e le confetture. Non mancano naturalmente i panettoni, i pandori, le caramelle, il torrone: un costante richiamo della tradizione. Il caffè, il tè e il cacao costituiscono a loro volta prodotti molto richiesti, proprio come i vini, le birre, gli spumanti e i liquori, spesso necessari per accompagnare un buon pasto. Meritano di essere menzionati, infine, i piatti pronti proposti da CDA Market, estremamente diversi per tipologia: le cotolette, le crespelle, le fettuccine, le lasagne e l’insalata russa sono soltanto alcuni esempi, un’ottima soluzione se per un giorno non si dispone di tempo a sufficienza per la cucina.

Il 2018 è l’anno nazionale del cibo italiano

La storia si compone di date, epoche e fatti, ma a pensarci bene è molto di più. Accoglie in sé anche momenti di vita vissuta dalle popolazioni che hanno abitato la terra e tuttora la occupano.
Durante la sua esistenza l’essere umano lascia delle tracce tangibili che vanno al di là dei documenti e delle costruzioni e che rappresentano tanto quanto le opere in ferro o cemento, l’identità nazionale.

Si tratta di cultura, che si può comporre di arte, architettura, letteratura, ma che include in modo molto sentito anche la cucina, un po’ in tutto il mondo, ma soprattutto su tutta la penisola italiana. La cultura gastronomica italiana ha un valore identitario che, a partire dagli albori della civiltà classica, ha interessato tutta la penisola, di regione in regione, dando vita a prodotti, ricette e piatti tipici di un dato territorio, tanto che ne sono diventati l’emblema.

La cultura gastronomica italiana fa dunque parte della storia del Paese e vede nel 2018 un anno di enorme importanza per il suo riconoscimento e la sua ulteriore valorizzazione e diffusione nel mondo. Secondo un progetto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (nelle persone dei ministri Dario Franceschini e Maurizio Martina) il 2018 è stato infatti proclamato “anno nazionale del cibo italiano” e accoglierà una serie di iniziative gastronomiche e culturali di enorme rilievo e importanza per il nostro Paese, un’occasione imperdibile per diffondere la conoscenza dei nostri piatti più rappresentativi al di fuori dei confini nazionali.

Queste iniziative non si limiteranno a diffondere la cultura gastronomica italiana, ma a valorizzare in modo particolare il carattere ufficiale di alcuni prodotti in quanto patrimoni mondiali dell’Unesco e fare così in modo che ottengano maggiore riconoscimento e visibilità anche quelli che sono in lizza per diventarlo.
Tra i primi ricordiamo con orgoglio la vite ad alberello di Pantelleria, la dieta mediterranea (da tutti elogiata come esempio di tradizione culinaria sana e genuina) e la recente aggiunta dell’arte del pizzaiuolo napoletano. Tra i secondi troviamo invece il Prosecco e l’Amatriciana.

Non si tratta, come avviene spesso, solamente di una valorizzazione a scopo economico e turistico, ma una vera e propria missione culturale allo scopo di esaltare un patrimonio che è unico al mondo, fatto di arte, cucina, agricoltura, territorio, paesaggi e storia. È il legame tra questi elementi culturali a essere promosso, per ribadire ancora una volta e con forza, che l’Italia è una terra ricca, eterogenea e completa, da proteggere e omaggiare in ogni suo aspetto.

Durante il corso dell’anno, gli eventi organizzati mireranno non solo a far conoscere i piatti più rappresentativi del nostro Paese, ma anche ciò che ha dato loro vita, ossia i paesaggi rurali che hanno visto la crescita degli ingredienti, le specie da cui quegli alimenti provengono e le persone che hanno contribuito a crearli. Si tratta dunque di dare visibilità a tutti quei contadini, allevatori, agricoltori e pescatori che ogni giorno dedicano la loro vita ai frutti del territorio.
L’anno nazionale del cibo 2018 si concentrerà anche su campagne informative sugli sprechi alimentari, sul valore delle preparazioni tradizionali e manuali e sull’importanza dei piccoli produttori.

Gli eventi inizieranno a partire da questo gennaio 2018 e avranno come tema principale la cucina nell’arte, valorizzando in questo modo i numerosi musei italiani che accolgono, nelle loro gallerie, dipinti e statue di grandi autori che hanno inserito il cibo e la sua grande valenza culturale, nelle loro opere.
Vista la recente scomparsa di Gualtiero Marchesi lo scorso dicembre 2017, l’anno nazionale della cucina italiana 2018 sarà dedicato a questo grande chef e gastronomo italiano, in omaggio a ciò che Marchesi ha fatto per la valorizzazione del nostro patrimonio enogastronomico.

I 30 migliori panettoni Italiani artigianali di questo 2017

Si avvicina il Natale e sette palati importanti hanno stilato la classifica dei panettoni artigianali, di pasticceria, più buoni del 2017. Quali sono? Alcuni sorprendono per aver raggiunto ottimi livelli, altri per essere stati esclusi. Tutti accomunati dal prezzo: fino a 40 e oltre euro al kg!

I tre panettoni sul podio

1. Il capolavoro di Tiri 1957: per la terza volta il panettone Tiri si aggiudica il primo posto assoluto nella classifica della pasticceria dei dolci natalizi. Il suo panettone si caratterizza per l’impasto soffice come quello di nessun altro, grazie alla tripla lievitazione. Per non parlare degli ingredienti, scelti tra i migliori del mondo: uvetta australiana, burro francese, canditi da frutta fresca del Sud Italia. Infine, per Tiri, solo uova di galline nate e allevate libere e miele di acacia. Occorrono ben 72 ore per realizzare un solo panettone: alto, morbido, una pasta gialla che si scioglie in bocca e un equilibrio di dolcezze che si amalgamano in bocca ad ogni morso.

2. La medaglia d’argento per la Pasticceria Agricola Cilentana, che propone un panettone realizzato con ingredienti auto-coltivati: artigianale al 100%, dunque. Il panettone cilentano ha, come ingrediente speciale, il burro di bufala. Questo gli conferisce un sapore molto particolare. Un dolce molto lievitato, con impasto denso ma raffinato e canditi deliziosi.

3. Al terzo posto si classifica Gino Fabbri, il Presidente dell’Accademia Maestri Pasticceri, che porta sulle tavole italiane tutta la sua maestria sottoforma di un panettone al profumo d’arancia, mandorlato e zuccherato con generosità. Punta di diamante di questa delizia: le uvette molto dolci e morbide, distribuite in un impasto soffice, ricco di alveoli, a pasta gialla, carico di sapore.

Tutti gli altri panettoni entrati in classifica

4. Mauro Morandin, che di solito stupisce per i suoi panettoni salati, quest’anno ha realizzato un panettone dolce da fine del mondo. Lievitato ad arte, tanto da essere altissimo, con una crosta sottile e friabile e un impasto morbido ma consistente, valorizzato da scorzette d’arancia bionda candita.
5. Pasticceria Pepe, che presenta un panettone piuttosto basso ma perfetto negli equilibri di gusto. Un panettone a lunghissima lievitazione, che si riscontra nella pasta sofficissima, ricca di alveoli tutti uguali.
6. Iginio Massari, il Maestro bresciano, propone agli italiani un panettone dalla pasta dorata, ricoperto di mandorle e granella, dalla lievitatura impeccabile.
7. Martesana, che si classifica tra i primi dieci con un panettone soffice e non eccessivamente dolce, anche grazie all’arancia candita che dona un tocco di asprezza.
8. Pasticceria Vignola in ottima posizione, col suo panettone dall’aspetto casereccio, caratterizzato da un impasto corposo ma soffice, ricco di burro di cacao.
9. Panicifio Ascolese si aggiudica il premio per il più delizioso cedro candito del 2017. Il suo panettone è ricco di canditi deliziosi, in una pasta compatta, forse leggermente asciutta.
10. Pave’ è stato considerato un Signor Panettone: sarebbe stato perfetto se fosse stato leggermente più umido. Non eccessivamente dolce, dal sapore di pane.
11. Salvatore Gabbano ha avuto un buon giudizio: il suo panettone, anche se da perfezionare, denota una lievitazione speciale, che gli dà una consistenza unica, non troppo spumosa.
12. Marigliano: un panettone ricco di grossi alveoli, a pasta gialla, sontuoso, con una crosta molto cotta. Al morso si percepisce subito un deciso sapore d’agrume.
13. Renato Bosco propone un panettone dalla consistenza pastosa, un impasto poco burroso ma ricco di lievito e canditi.
14. Pasticceria Marisa si aggiudica un ottimo giudizio per l’impasto morbido, gustoso e burroso ma viene ripresa per la cupola poco invitante.
15. Pasticceria Mamma Grazia guadagna il posto di metà classifica, con un panettone dall’impasto umido al punto giusto e profumato d’agrumi.

Nella seconda parte della classifica:

16. Infermentum: fortemente lievitato, forse un po’ troppo cotto.
17. Rigacci48: il sapore del burro è delicato ed eccezionale, la pasta un po’ troppo densa.
18. Biasetto: profumatissimo, ma sarebbe stato perfetto con qualche mandorla in più.
19. Olivieri 1882: a pasta lucente, basso, soffice e cotto a regola d’arte.
20. Pasticceria Pansa: offre un panettone alla milanese, basso, ottima la pasta ma poco gialla.
21. Angelo Grippa: un panettone dalla crosta perfetta, scanalato e con l’uvetta che sgorga fuori.
22. Panificio Moderno: propone un panettone forse un po’ casereccio, ma dalla lievitatura perfetta.
23. Gianpaolo: un milanese basso ma con poca granella.
24. Dolciarte: un panettone soffice e a pasta molto gialla, forse poco cotto sulla cupola.
25. Tabiano: molto alto, molto soffice, un po’ pallido sulla crosta.
26. Comi: un panettone dallo stile rustico, merita il posto in classifica perché il sapore supera di molto l’aspetto.
27. Giovanni Pina: un panettone a pasta densa, ricco di canditi di vera frutta.
28. Spazio Sampa: un panettone che ha tutto il diritto di entrare in classifica, ben lievitato e ricco di sapore e profumo.

I grandi esclusi

Deludono quattro grandi:
29. Ernst Knam, il re del cioccolato: il suo panettone è troppo cotto.
30. Rinaldini, una celebrità: il suo, invece, troppo crudo.
Deludono anche Sal de Riso ed Enoteca Posillipo: non all’altezza delle aspettative. A pari merito a un trentunesimo posto non contemplato dalla classifica, premio di consolazione.

I piatti natalizi della tradizione culinaria italiana

La tradizione natalizia italiana a tavola è tanto tipica quanto varia non solo da nord a sud o da regione a regione, ma addirittura da paese a paese.

Al nord si festeggia in modo più attento e ricco il pranzo del 25 dicembre, mentre al sud si tende a fare il grande cenone della vigilia.
Un aspetto che accomuna ogni città italiana è che mentre il 24 si mangia pesce o comunque non si cucina la carne, il 25 qualsiasi tipo di preparazione è ammessa.
I piatti, che solitamente sono di una cucina “povera”, diventano come per magia eleganti, mostrandoci una tavola ricca e imbandita che ci riempie occhi e stomaco.
Paese che vai e usanza che trovi, lo stesso vale per i menù natalizi che non solo si differenziano per l’area geografica, ma anche per la tradizione familiare.

Il Natale a tavola del nord Italia prevede i piatti più vari che vanno dai canederli in brodo trentini, selvaggina e polenta, il classico strudel di mele e zelten con frutta secca, al Natale lombardo dove troviamo casoncelli in brodo, l’anguilla, il cappone ripieno, magari accompagnato da mostarda, e il classico panettone.
Non mancano mai il lesso servito con le varie salsine, i formaggi, il cotechino e tutti quei piatti che tradizionalmente hanno una lunga preparazione.
In Veneto si mangia la polenta con il baccalà, il lesso di manzo con una salsa di rafano e spesso si accompagna con un purè di patate.

Nel centro Italia un classico immancabile sono i tortellini o passatelli in brodo, le lasagne, i crostini di fegatini toscani, i maccheroncini di Campofilone marchigiani, il capitone, l‘anguilla fritta in carpione e le puntarelle servite fredde e condite all’ultimo secondo con una salsina alle acciughe.
Il torrone, il panpepato e sempre presente è la frutta secca.

Al sud la tradizione ci racconta di grandi cenoni con tombola annessa dove si mangia baccalà fritto, spaghetti alle vongole, frittura mista, la classica “insalata di rinforzo” e i simpatici e dolcissimi struffoli.
Le cime di rapa pugliesi, i panzerotti fritti ripieni di pomodoro e mozzarella, e le cartellate, meravigliosi dolci fritti a forma si spirale guarniti con miele o mosto.
In Sicilia non è Natale senza lo sfincione che altro non è che una pizza a base di cipolla, l’agglassato di carne, uno stracotto di manzo con cipolle con le quali viene preparata una riduzione che può essere usata anche per condire la pasta o accompagnare la carne e per finire le ricche cassate e i dolci cannoli.

In Sardegna si mangiano moltissimi antipasti composti da “coratella” (fegato e cuore di agnello), carciofi con la bottarga e la “cordula” (intestini di agnello avvolto su se stesso e cotto nel tegame). Immancabile il porcetto sardo, un piccolo maialino da latte arrosto delicatissimo e tenerissimo, e i culurgiones de casu che sono dei ravioli ripieni solitamente conditi con un sughino di pomodoro fresco.
In Calabria c’è una buffa tradizione che dice che i piatti serviti debbano essere tredici. Il peperoncino qui è sempre presente e si cucina sia pesce che carne, concludendo con i tipici dolci chiamati turdilli che sono delle semplici palline di pasta fritta rotolate poi nel mosto.

In ogni regione, in ogni città, in ogni piccolo paese italiano la tradizione natalizia a tavola è sempre diversa, ma c’è un comune denominatore: la ricchezza dei piatti e la cura con cui vengono preparati che fanno in modo che il Natale sia un giorno unico.

Il Natale 2017 in pubblicità

Mostri immaginari e animazione, favole e saghe familiari, ecco le alcune delle storie che aziende e grandi catene stanno utilizzando per annunciare il Natale 2017.

A differenza degli anni scorsi quando vi erano state delle piacevoli variazioni sul tema, con intenti provocatori e innovativi nel linguaggio, quest’anno tutti hanno scelto di comunicare in modo tradizionale tradizionale.

La catena inglese John Lewis ha realizzato un cortometraggio due minuti chiamato Moz the Montser, come il nome della strana creatura che dorme rumorosamente sotto il letto di un bambino.
Il risultato che gli utenti vedranno durante le feste va detto che è costato un milione di sterline per la produzione più sei milioni per la pianificazione.

Marks & Spencer, seguita dall’agenzia pubblicitaria Grey hanno acquistando i diritti di Paddington, film sugli schermi da alcune settimane con protagonista il simpatico orsacchiotto, attraverso varie peripezie, diventa l’assistente di Babbo Natale.

Anche Amazon nei prossimi giorni pubblicherà il suo spot di Natale, quest’anno userà il proprio logo per vitalizzare i propri pacchi facendo intonare la celebre canzone dei Supertramp “Give a little bit” per l’occasione riproposta dal cantante della band Roger Hodgson con un coro di bambini.

Il tema favolistico anche per il Natale 2017 resta tra i più utilizzati : la grande catena food Asda riprende la classica “Fabbrica di cioccolato” dove non si creano solo dolci ma tutti i prodotti in vendita nel supermercato, mentre la catena Debenhams (Agenzia JWT London) si ispira a Cenerentola al tempo dello shopping compulsivo e dei social, con un narratore di eccezione.

[Fonte Wired]

I migliori tartufi piemontesi

Il Tartufo è una specie di fungo che vive sotto terra in simbiosi con le radici di alcune piante come il pioppo, la quercia e il nocciolo. Questo alimento dalla forma simile a un tubero è composto da una notevole percentuale di acqua, fibre e sali minerali che gli concedono alcune proprietà benefiche. L’estetica del tartufo può variare a seconda delle caratteristiche del terreno ad esempio, un terreno morbido aiuterà il tartufo a crescere seguendo una forma regolare e tonda, mentre uno duro o con tante radici faciliterà una crescita irregolare e bitorzoluta. Nonostante questa differenza estetica, entrambi i tipi hanno un sapore gradevole e un odore intenso tanto da renderli molto apprezzati in cucina.

La regione italiana produttrice per antonomasia di Tartufi è il Piemonte e si menziona in particolar modo la città d’Alba, terra natia del pregiatissimo tartufo bianco e di una delle fiere a tema più celebri al mondo. Il Piemonte però, nelle zone del Monferrato, Roero, Langhe, e Colline del sud, dà i natali anche ad altre tipologie di tartufo altrettanto gustose, quali il Tartufo Nero Pregiato, lo Scorzone, l’Uncinato, il Moscato e il Brumale.

Il Tartufo Bianco d’Alba che si raccoglie dalla prima metà settembre nelle Langhe e nel Monferrato, è il più apprezzato dagli intenditori grazie al suo profumo aromatico e al sapore inconfondibile. Il suo aspetto è irregolare nella forma ma liscia e vellutata al tatto, con un colore crema tendente all’ocra pallido sull’esterno e una tonalità di giallo incline al grigio nella parte interna. La peculiarità del gusto unita al costo elevato rendono questo tartufo ideale da mangiare crudo, tanto è vero che bastano poche scaglie o una spolverata per dare un sapore caratteristico al piatto.

Altrettanto stimato e dal sapore caratteristico è il Tartufo Nero Pregiato di Norcia, che si inizia a cogliere dai primi giorni di dicembre. La sua figura si presenta regolare e liscia, il profumo è intenso, fruttato e il sapore è deciso e bilanciato allo stesso tempo, tanto da renderlo il tartufo preferito di molti estimatori. Le pregiate caratteristiche di questo tartufo lo rendono un eccellente ingrediente in cucina e gli ha conferito il nome di “tartufo nero dolce”. Come per il Tartufo Bianco d’Alba, anche quello nero Pregiato di Norcia ha un costo e un sapore importante, infatti non necessita di essere cotto o condito, bastano poche scaglie a crudo per dare un valore aggiunto alla pietanza.

Individuabile in diverse zone del Piemonte, invece, vi è lo Scorzone. Un tartufo di colore nero, chiamato in questo modo a causa della sua crosta dura e verrucosa. La sua specie si suddivide in due validi esemplari, lo Scorzone estivo e quello Invernale o Uncinato. Quello estivo, chiamato così per il periodo di raccolta che va dal quindici maggio al trentuno agosto, ha un profumo aromatico con note di porcino e nocciola, che lo rende un ingrediente prezioso in cucina poiché molto commestibile. L’intensità del suo sapore è meno persistente e questo fa sì che sia meno costoso rispetto agli esemplari precedenti e quindi è utilizzato principalmente dal settore produttivo per preparare oli e salse con l’aggiunta di aromi per compensare la ridotta aromaticità.

Il Tartufo Uncinato, conosciuto anche come Scorzone Invernale, si cerca dal primo ottobre al quindici marzo trovandolo ai piedi dei latifoglie. Ha un profumo gradevole e un sapore intenso che ricorda un vago sentore di nocciola, grana e porcino. Anche questo tartufo viene usato spesso in cucina, principalmente in salse d’accompagnamento e creme di base.

l cavatori competenti sanno che nei terreni ricchi di humus nel periodo che va da metà novembre a metà marzo è possibile raccogliere ai piedi del nocciolo, il Tartufo Moscato. Questo tartufo si presenta con la scorza molto scura simile a quella del tartufo nero d’inverno e la polpa interna mostra delle striature bianche che lo distinguono dagli altri tartufi scuri. Il suo aroma esibisce note piccanti e il suo profumo è pungente e somigliante a quello del muschio. Per questo è utilizzato in cucina in oli aromatici e creme.

Per finire c’è il Brumale, un tartufo che si raccoglie dal primo gennaio al quindici marzo il cui aspetto si presenta verrucoso e di colore nero. Il suo odore è forte e gradevole con note di nocciola immatura e il suo sapore è buono ma non eccessivamente pregiato. Ideale per la creazione di oli aromatici.

Golosità Natalizie On Line

Il Natale è anche gioia e condivisione e probabilmente il suo lato più goloso è rappresentato dalle specialità alimentari e dai vini da portare a tavola durante le feste.

Non è mai troppo presto per iniziare a pensarci, se date un’occhiata al nostro catalogo troverete già idee e confezioni enogastromiche per fare dei regali davvero golosi.

Potrete scegliere tra numerose confezioni che propongono il meglio tra le migliori specialità alimentari italiane.

Per i palati più esigenti prepariamo anche idee regalo personalizzate, in grado di soddisfare le richieste e i desideri non solo dei grossisti nostri clienti distribuiti in tutta Europa ma anche delle aziende interessate a regalare un cesto di cibo oppure delle cassette di vini di qualità.

Tutte nostre confezioni regalo racconta una storia di passione e di tradizione attraverso il cibo, ogni confezione racchiude un esclusivo assortimento di specialità che sapranno deliziare il Vs palato e dei Vs clienti, vi aspettiamo.

 

I funghi più amati dagli italiani

I funghi che si trovano in natura appartengono a numerose specie e possono essere velenosi o commestibili; inoltre presentano caratteristiche e sapori molto differenti. Proprio per questo motivo vanno selezionati con attenzione prima di essere impiegati in cucina. In Italia i funghi sono apprezzati e usati per la creazione di piatti molto gustosi e diversi tra loro. La decisione su come utilizzarli e abbinarli dipende dalla varietà che si ha a disposizione. Alcune specie sono più amate e famose.

Tra i funghi più ricercati in Italia si ricorda il prataiolo, chiamato da Orazio il fungo migliore. Si caratterizza per il particolare colore biancastro sfumato di giallo o rosato, per l’ampio cappello globuloso e per il gambo cilindrico. Ha una composizione carnosa e priva di grassi con un alto contenuto di amminoacidi e di proteine: questo vale in particolare per gli esemplari più giovani. Il prataiolo ha un aroma saporito e lievemente mandorlato e cresce in colonie a meno di 2.000 metri di altitudine.

Altrettanto gradite sono le Amanita Caesarea, cioè gli ovuli buoni, considerati il cibo degli dei per gli antichi Romani. Bianco e molto tenero, questo fungo viene consumato cotto e crudo. Il cappello è sfumato di arancione con un velo bianco a forma di uovo che consente di identificare immediatamente gli esemplari, mentre il gambo cilindrico è giallognolo. Si tratta di una delle poche specie che necessitano di un clima secco per svilupparsi pienamente. Proprio per questo motivo le Amanita Caesarea sono ampiamente diffuse nel Sud Italia sotto i 900 metri d’altezza.

Variante della stessa specie sono l’Amanita Vaginata e l’Amanita Fulva: nel primo caso il fungo è soprannominato Alba per il suo colore argentato e per la carne tenera e bianca. Il cappello è striato e campanulato, mentre il gambo è molto sottile. Prima di essere consumato va cotto. Invece l’Amanita Fulva, poco diffusa, viene chiamata in questo modo per il colore rossastro del cappello conico. E’ un fungo molto tenero e fragile, con gambo sottile e fibroso e un sapore delicato e piacevole.

Veramente amato tra le tante varietà di porcini è il boleto: è un fungo davvero versatile, che può essere consumato unito a paste e risotti, trifolato, panato, fritto, grigliato o farcito, frullato. Cresce soprattutto sulle Alpi e sugli Appennini. Molto rinomati sono i porcini neri, considerati i re dei funghi: hanno un grosso gambo, un cappello convesso, un colore bruno e un sapore intenso. La carne di questo fungo è soda e molto aromatica.

Il galletto viene chiamato anche orecchina, galluccio, margherita oppure cresta di gallo a causa del colore uniforme giallo dorato, del corto gambo e del cappello irregolare e ondulato che lo rende immediatamente riconoscibile. Ha un aroma intenso e viene usato spesso in cucina per la carne soda, molto gustosa e liscia. Si tratta della base ideale per salse e sughi e può essere anche fritto oppure trifolato con ottimi risultati.

Nell’Appennino centro-settentrionale cresce la Trombetta dei Morti, veramente apprezzata in queste zone per il suo sapore che ricorda quello del tartufo con un retrogusto dolce. Anche per questo motivo viene soprannominato tartufo dei poveri in quanto era usato dalle classi medio-basse per sostituire un ingrediente di lusso. Risulta facilmente distinguibile per il gambo cavo e per cappello arrotolato simile a una trombetta di colore marrone-bruno.

Funghi che vengono subito riconosciuti anche dalle persone che non sono esperte nel settore sono i chiodini, il cui nome scientifico è Armillaria mellea. Hanno gambi cilindrici e un cappello carnoso di forma conica dall’orlo arrotolato. Viene consumato cotto ed è uno dei funghi più utilizzati in cucina non soltanto in Italia, ma anche in tutta Europa. Ha un sapore sfizioso e complesso, che unisce note dolci e acidule.

Infine in Liguria, in Veneto, a Potenza e in Emilia è molto apprezzato un fungo locale, il prugnolo. In ogni Regione viene chiamato in modo diverso, ma è soprannominato il Fungo di San Giorgio perché secondo la tradizione matura il 23 aprile.

Le specialità alimentari da regalare per il Natale 2017

Natale è amore, famiglia e convivialità. È bello stare insieme agli amici, ai parenti e ritrovarsi intorno a una tavola per degustare un buon vino o assaggiare una novità gastronomica. Vini pregiati e specialità alimentari sono regali sempre graditi. Se siete alla ricerca di qualche idea nuova e originale per Natale 2017, ecco alcuni suggerimenti.

Le migliori specialità alimentari per Natale 2017

Secondo stime recenti, l’80% di coloro che ricevono come dono natalizio alimenti pregiati o tipici regionali, cassette di vini o specialità biologiche, resta pienamente soddisfatto. L’analisi della Coldiretti/Exè relativa ai dati del Natale 2016 ha confermato che il 39% delle famiglie italiane ha trovato sotto l’albero prodotti enogastronomici. Sono prevalsi alimenti e bevande made in Italy e solidali, come quelle delle zone colpite dal terremoto, mentre è diminuita la richiesta di cibi esotici.

La selezione food per Natale è ampia e non c’è limite alla fantasia: dal vino al cioccolato artigianale, dall’olio pregiato alla ai cesti con la pasta per veri intenditori, la bella figura è assicurata. Un consiglio: fate un regalo mirato sui gusti del destinatario o del suo nucleo familiare (ad esempio se ci sono bambini).

L’Italia è tra i principali produttori di vino a livello mondiale. Dal Barolo al Franciacorta, dal Brunello di Montalcino alle bollicine dei grandi vini bianchi del Friuli avete solo l’imbarazzo della scelta. Se avete deciso di regalare un pandoro o un panettone di alta pasticceria accompagnatelo con il Passito di Pantelleria o il Primitivo di Manduria. Potete orientarvi anche su un prodotto di nicchia, quali grappe e distillati.

Con l’esclusività dello champagne si va sul sicuro. Dom Perignon e Cristal sono gli champagne per antonomasia. Un’idea originale è il cofanetto della maison Charles Heidsieck che comprende salmone affumicato di Upstream, una bottiglia, tagliere e coltellino per il servizio in tavola, uova di salmone e un piccolo ricettario.

Salumi e insaccati sono parte fondante della cucina italiana. Ogni regione ha le sue specialità: il prosciutto crudo di Parma e San Daniele, il salame Milano, il lardo di Colonnata, la ‘nduja calabrese, lo strolghino di Parma e Piacenza. L’importante è scegliere salumi artigianali e completamente naturali, affumicati con legno di ciliegio provenienti da suini autoctoni e lavorati all’antica. Non potrete sbagliare.

Formaggi, perché no? Anche in questo caso puntate su prodotti locali a km zero. A chi non piace il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano? Per Natale, Parmareggio realizza confezioni con abbinamenti sfiziosi e di alta qualità. Parmigiano stagionato 22 o 24 mesi con aceto balsamico di Modena IGP e coltellino da assaggio oppure stagionato 30 mesi con spumante brut. C’è anche la versione biologica. Stesso discorso per il saporito Grana Padano.

La mozzarella di bufala campana DOP dell’agrocasertano o di Paestum è prelibata, morbida e unica nel suo genere. Permette di fare un regalo sicuramente gradito a un costo contenuto. Restando in Campania, potete pensare a una selezione della famosa pasta di Gragnano con semole selezionate italiane e trafilatura al bronzo.

L’Italia è tra i più importanti produttori di olio extra vergine d’oliva. L’ “oro giallo” è un ingrediente indispensabile nella dieta mediterranea. Con l’olio artigianale spremuto a freddo della Liguria o della Puglia regalerete i profumi e il sapore dell’antico frantoio. In una valigetta regalo potete aggiungere una selezione del Gran Cru Olio extra vergine d’oliva, olive caramellate e formaggi locali.

Se volete andare sul sicuro, scegliete il cioccolato artigianale senza conservanti e coloranti. Un cesto o un cofanetto di legno pieno di cioccolatini con massa di cacao classico, fondente e aromatizzata accontenterà grandi e piccini. Imperdibili i gianduiotti piemontesi, il cioccolato di Modica e le creme alle nocciole Piemonte Igp. Non dimenticate di inserire cioccolato senza latte e senza glutine per chi è intollerante. Se volete stupire, affiancate ai dolci della tradizione miscele pregiate di caffè, dal costosissimo “Kopi Luwak” a quello più abbordabile (ma sempre caro) “Yauco Selecto AA” di Puerto Rico.

Un regalo “buono”? Vino, spezie, datteri della Palestina, noci e torroni equosolidali: qualità ed etica in un unico cesto.

Quali sono i piatti italiani più invidiati dagli stranieri

Parlare di cucina italiana significa descrivere un’arte che fa della qualità il suo caposaldo. L’Italia è un vero e proprio manuale di gastronomia vivente. Ricca di tradizioni, ogni cucina regionale del Bel Paese stuzzica il palato dei viaggiatori che arrivano da ogni angolo della Terra. La tavola italiana è infatti un piacere puro intriso di profumi e sapori indimenticabili. Scopriamo insieme i piatti che intrigano le papille gustative degli stranieri.

La top ten dei piatti che hanno conquistato il palato degli stranieri

Il viaggio tra i piatti italiani più amati all’estero va da una regione all’altra a dimostrazione del fatto che tutte le cucine hanno qualcosa da regalare. Dalla Liguria alla Calabria, dall’Emilia al Veneto, dalla Toscana alla Campania, all’Alto Adige, al Lazio, al Piemonte e all’isola di Sardegna, ogni realtà diventa ambasciatrice di un piatto che ha fatto parlare di sé.

 

Non solo pasta e pizza dunque. Ad avere conquistato il visitatore straniero è la famosa salsa genovese denominata pesto, che con il suo profumo di basilico e il sapore speciale frutto dell’incontro tra pecorino e parmigiano, quello dell’aglio, quello del buon olio evo, dei pinoli o delle noci creano una salsa dalla sapidità intrigante.

Il pesto è la salsa ligure per antonomasia e si ottiene pestando gli ingredienti a crudo in un mortaio. Il tutto viene poi diluito e amalgamato con olio evo per dar vita a una “poesia” che in Liguria condisce trenette e trofie.

 

Molto caro al palato straniero anche il riso al bergamotto. Un primo speciale che dalla Calabria conquista il mondo. Il suo tripudio agrumato, infatti, seduce e incanta. Non a caso questa pietanza è una vera e propria specialità a prova di bis.

E che dire delle famose lasagne alla bolognese? Il loro gusto pieno ammalia chiunque le assaggi stuzzicando la curiosità di chi ancora non ha visitato l’Italia. Un pasticcio in teglia realizzato con pasta all’uovo, ingentilito dalla salsa besciamella, che non perde il carattere deciso regalatogli da un ragù dalla forte sapidità.

 

Dal gusto rotondo delle lasagne al sapore tutto veneto dei risi bisi. Il piatto è realizzato con il riso di qualità Vialone Nano. Questa gustosa minestra veneta nasce da un soffritto a base di burro, cipolla, lardo, prosciutto e piselli. Un pietanza tradizionale perfetta da consumare in primavera e nei mesi invernali.

Adatto a tutte le stagioni è invece il crostino toscano, figlio di una cucina povera. Nata al tempo dei Medici, questa prelibatezza a base di pane e fegatini delizia i palati più diversi aprendo indimenticabili pranzi tradizionali.

 

Sempre nel nome della tradizione, la natalizia insalata di rinforzo che dalla Campania fa parlare di sé in lungo e in largo. Diventata piatto prediletto da americani e inglesi, questa specialità nasce da ricette contadine. Ogni famiglia ha la sua e la custodisce gelosamente. L’ingrediente principale sono le papaccelle, che abbinate alle alici, alle olive, ai capperi, al cavolfiore e ai cetrioli creano una vera sinfonia gustativa.

Dal sud al nord per incontrare i deliziosi canederli, gnocchi di pane di origine boema e austro-tedesca. Queste leccornie che hanno toccato il cuore del viaggiatore estero si realizzano con pane bianco ammollato nel latte e impastato con uovo, sale e pepe e, a seconda delle zone, vengono arricchite con carne tritata, fegato, lardo, formaggi e spinaci. 

Imperdibile anche il sugo all’Amatriciana, prelibatezza laziale che ha i suoi natali ad Amatrice. Una salsa rustica che piace molto agli spagnoli e che ha catturato il palato dei sudamericani.

Questo sugo si realizza con guanciale stagionato, peperoncino piccante o pepe nero, cipolla e pomodoro e s’impiega più che altro per condire i bucatini. Il tutto è accompagnato da una generosa spolverata di pecorino grattugiato.

 

 

Tra gli amori dei viaggiatori d’oltre confine anche un’altra salsa, questa volta di origine piemontese: la bagna caôda o bagnacauda. Un intingolo nato dalla combinazione di olio evo, aglio, alici e tartufi. In una convivialità molto scenografica, nella salsa vengono intinte le verdure, soprattutto i cardi.

Dalla penisola alla Sardegna dove troviamo i culurgiones de casu, squisitezza che racchiude i sapori e i profumi di un’isola che incanta. I culurgiones de casu sono fagottini di pasta riempiti di formaggio, conditi con un sugo semplice di pomodoro e con pecorino grattugiato. Una volta assaporati sono come il primo amore, non si scordano più.