Vino Chianti – Il consorzio del Chianti alza la sua qualità

Il Consorzio del Chianti ha pensato di applicare una vecchia regola imprenditoriale per aumentare la qualità del famoso vino toscano.

E’ risaputo che diminuire la quantità di produzione per incentivare la qualità del prodotto è una regola che funziona ed è anche la direzione intrapresa dal Consorzio Vino Chianti di modificare il disciplinare in occasione dell’assemblea dei soci riunita di recente a Firenze.

L’iniziativa era già pianificata da tempo ma è stata anticipata di un anno, i soci del consorzio hanno scelto di ridurre le rese ‘a ceppo’ da 5 a 3 chilogrammi relativa alla produzione dei vecchi vigneti che fino ad oggi godevano di un regime in deroga particolare.

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti ha spiegato che questa scelta permetterà di riequilibrare la Denominazione e metterla in condizione di competere a livello mondiale con le altre denominazioni – garantendo una migliore qualità del vino Chianti.

Gli amici del comparto enogastronomico toscano sono sicuri che in questo modo si potrà abbinare molto meglio il loro vino ai piatti tipici della Toscana e così si potranno incrementare le vendite, soprattutto nel sud-est asiatico, continente in cui c’è più richiesta e dove il Consorzio Chianti sta promuovendo maggiormente in questi ultimi mesi.

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Le tendenze della ristorazione per il 2017

The Fork è un APP che permette di prenotare in tempo reale in migliaia di ristoranti in tutta Italia.

L’organizzazione che la gestisce ha condotta una ricerca tra i propri utenti in Italia per provare a rispondere a quelle che sono alcune delle nuove tendenze gastronomiche e della ristorazione.

Dai risultati si evince che i consumatori sono sempre più informati e attenti alla scelta del locale in cui mangiare, e si orientano verso ristoranti e locali conviviali e aperti al nuovo, ma allo stesso tempo legati alla tradizione.

La metà degli italiani intervistati si aspetta di andare al ristorante da 2 a 5 volte al mese, mentre il 15,5% pensa di consumare un pasto fuori casa e con servizio al tavolo ogni 30 giorni.
Il 36% ha dichiarato di spendere meno di 10 euro alla settimana per i soli pranzi al ristorante, mentre il 45% prevede di spendere da 10 a 30 euro.
Per le cene il budget si alza leggermente: il 78% dei rispondenti spenderebbe nell’arco di una settimana da 10 a 50 euro.
Nel complesso, la maggioranza degli intervistati non intende destinare a questa voce più di quanto le abbia destinato nel 2016.

Le occasioni per mangiare fuori casi degli italiani sono: la cena con la classica “riunione tra amici”, seguite dalle cene romantiche (32,4%), quelle con i familiari (29,2%), i pasti da soli (3,2%) e gli incontri di lavoro (2%).

La migliore colomba pasquale del 2017

A Pasqua il più classico dei dessert è la fetta di colomba, sul mercato ormai come per il panettone se ne trovano di tutti i tipi e gusti; sono finiti i tempi come negli anni sessanta/settanta quando tipicamente la colomba classica chiudeva il pranzo pasquale.

Oggi, al cioccolato o alla frutta oppure in qualunque altra gusto non importa, la cosa più importante per noi è che sulle nostre tavole ci siano colombe di qualità.

Quest’anno a Saint Vincent, in Val d’Aosta, sede della storica Pasticceria Morandin si sono riuniti
tutti i migliori pasticceri d’Italia per “La Primavera è dolce”, una manifestazione pensata per far conoscere al pubblico i lievitati pasquali più buoni della Penisola (Fonte cucina.corriere.it).

In questa occasione una giuria di esperti pasticceri e giornalisti si è riunita per decretare il miglior lievitato di Pasqua.
Gli esperti hanno assaggiato 23 colombe classiche.

I criteri di valutazione sono stati l’estetica, un elemento ormai indispensabile per qualunque cibo, ma anche.. olfattivo e gustativo.

A presiedere la giuria il padrone di casa Rolando Morandin, che insieme ai giurati ha eletto come “Regina Colomba” quella di Salvatore Gabbiano di Pompei.

Export salumi italiani si apre un nuovo mercato

Ci informano che un nuovo e “ricco” mercato extra-CEE, si aggiunge tra quelli in cui è possibile esportare i prodotti Made in Italy e più precisamente dei salumi italiani nelle Filippine.

Dopo una lunghissima negoziazione incominciata nel 2015 il Ministero della Salute italiano, ha annunciato e ufficializzato l’apertura del mercato filippino ai nostri salumi e alle carni suine.

Un successo condiviso con ASSICA – Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, dopo una visita nel nostro paese delle Autorità sanitarie delle Filippine, che hanno verificato personalmente gli standard qualitativi e produttivi assicurati da questo comparto alimentare.

Secondo il presidente ASSICA Nicola Levoni – il mercato filippino ha buoni potenziali di crescita per la vendita e l’incremento delle esportazioni di salumi in Asia.

Quali sono i principali vantaggi per i produttori di salumi in Italia?

Prima di tutto quasi 100 milioni di abitanti, con un mercato e un’economia pienamente immersi nel boom asiatico.
Pil in crecita (+6%) negli ultimi anni solo la Cina ha saputo far meglio di loro.
Le Filippine hanno una popolazione giovane con la propensione al consumo fra le più alte dell’area e in costante aumento.

La buona propensione al consumo rende i prodotti alimentari italiani estremamente popolari e ricercati, nelle Filippine c’è una crescente richiesta sia di base che del comparto gastronomico.
Va detto inoltre che la presenza in Italia della più ampia comunità filippina in Europa rafforza inoltre la prossimità tra i due Paesi.

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