Gli italiani scelgono il km0 e biologico ma poi mangiano altro

Nella terza edizione dell’Osservatorio Nazionale sullo stile di vita realizzato da Lifegate è emerso che gli italiani sono molto sensibili al tema dell’alimentazione sostenibile. Si intende per alimentazione sostenibile un tipo di alimentazione che si basa su cibi sani ottenuti con un basso sfruttamento di risorse idriche e un basso impatto sul territorio, rispettando gli ecosistemi circostanti, cercando di ridurre al minimo le emissioni di carbonio e azoto, e accessibile a tutti anche economicamente. Questa tematica sembra essere nota al 36% della popolazione italiana, soprattutto tra i giovani dai 18 ai 24 anni. E’ risultato argomento noto soprattutto tra i laureati e i liberi professionisti. Sono risultati quindi per la maggior parte i giovani quelli più sensibili a queste problematiche e che nella pratica sostengono l’alimentazione biologica cioè quell’agricoltura che sfrutta la naturale fertilità del suolo intervenendo in maniera limitata e non invasiva e che esclude l’utilizzo di materiali e concimi sintetici e l’utilizzo di specie OMG (organismi geneticamente modificati).

Una curiosità che emerge dal suddetto studio è che il concetto di sostenibilità per il 47% degli italiani è un valore sentito profondamente da una parte, dall’altro lato c’è un’identica percentuale di persone (47%) che ritiene che seguire questo tipo di alimentazione e di stile di vita sia solo una moda.

Inoltre, il 57% si dichiara favorevole a pagare i prodotti di più purché provengano da filiera corta: la filiera corta è quell’iter per cui gli alimenti dalla produzione alla consumazione facciano i minori passaggi possibili, meglio ancora se il passaggio avviene direttamente tra produttore e consumatore ( il famoso km zero); il tutto per evitare in primis l’uso di carburante per trasportare le merci e in secondo luogo perché ci possa essere maggiore controllo e conoscenza dell’azienda stessa da parte del consumatore.
A favore dei Km zero, che però è sicuramente un sistema più caro, si sono dichiarati gli universitari e i liberi professionisti dell’Italia del Nord Est. I prodotti che si possono acquistare a km zero sono essenzialmente verdura, frutta, latte, legumi e cereali. Comprando questi prodotti sicuramente viene rispettata la stagionalità degli stessi e quindi è garantita una maggior attenzione alla qualità dal momento che un prodotto possiede il sapore più genuino nella sua propria stagione e non consumandolo come prodotto di serra. Inoltre acquistando prodotti ortofrutticoli a Km 0 si sostengono i produttori agroalimentari locali e si spingono i consumatori ad essere più attenti e più consapevoli nei propri acquisti. Questo sistema ha cominciato a prendere piede in Italia tra i giovani grazie alla nascita dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidali) che permettono di risparmiare il viaggio per recarsi all’azienda locale e che facilita l’acquisto dei prodotti locali grazie a una rete di consumatori che collabora per il trasporto dei prodotti in genere una volta a settimana creando punti di incontro ove andare a ritirare i propri alimenti.

Purtroppo “Verba volant” e infatti se otto italiani su dieci si dichiarano sensibili a questi temi, nella pratica poi sono solo due su dieci che consumano prodotti biologici.

Gli italiani in alta percentuale hanno dichiarato di essere favorevoli all’agricoltura biologica alla filiera corta e ai km zero però poi a tavola si comportano differentemente e per pigrizia, per mancanza di tempo o di soldi rinunciano ai loro buoni propositi: solo il 27% delle persone intervistate ha ammesso di consumare a km zero e il 20% di comprare esclusivamente prodotti biologici. I vegetariani sono i più coerenti con le loro scelte e il 46% tra i vegetariani consuma solo a km zero.

Prodotti simbolo made in Italy anche a Taiwan

Che i prodotti italiani siano una vera e propria icona per quanto concerne il mondo dell’alimentazione in ogni parte del mondo non è certo una novità: ottime sono le notizie per quanto riguarda il consumo di cotechini, zampone e molto altro ancora. Ecco tutto quello che serve sapere sul successo del Made in Italy in cucina.

Cotechino e zampone rientrano sicuramente tra gli alimenti ideali quando si parla di alimentazione italiana. E a certificare questo aspetto rilevante ci hanno pensato i dati del Consorzio dello Zampone e del Cotechino di Modena IGP. Fino a qualche tempo fa il consumo di questi due prodotti era legato esclusivamente al periodo natalizio. Eppure dai dati che riguardano l’anno 2017 sembra proprio che le cose siano cambiate: infatti durante quest’anno il cotechino e lo zampone sono finiti molto frequentemente sulle tavole degli italiani. Rispetto al 2016 l’aumento è stato addirittura del 9%, un numero di certo consistente e che permette di annoverare questi due alimenti come must del Made in Italy. Le statistiche parlano di 2,2 milioni chili di cotechino che sono stati consumati in Italia. Invece lo zampone di Modena IGP è stato consumato per una quantità pari a 1,2 milioni, sempre riferendosi ai chilogrammi.

Un incremento di grande importanza, soprattutto se si guarda al lato economico di tali numeri. Il movimento di denaro è molto consistente: il giro d’affari arriva anche oltre i 28 milioni di euro, per cui si tratta di somme di una concreta rilevanza. Il Consorzio stesso ha voluto guardare alle esigenze dei consumatori in maniera molto attenta. Rispetto alle varianti tradizionali, molti sono coloro che prediligono prodotti alimentari che guardino alla salute: dunque senza glutammato e comunque con aromi per lo più naturali. Anche per questo motivo l’incremento è stato importante e ha permesso di guardare al futuro con ottimismo per quel che riguarda la crescita della commercializzazione dello zampone di Modena IGP e del Cotechino di Modena IGP.

Interessanti le stime che giungono direttamente dal Consorzio Mortadella Bologna IGP che hanno testimoniato un successo sempre più rilevante. Infatti la mortadella sta letteralmente spopolando: vanno a ruba le confezioni in vaschette comode, ideali per creare un semplice e delizioso aperitivo. Tutto ciò viene pienamente confermato nel momento in cui si pensa alle statistiche complessive dell’anno, periodo in cui è stato registrato un aumento del 10% in più rispetto all’anno precedente. Occorre sottolineare che questi numeri da capogiro fanno capire quanto la mortadella sia un prodotto adattabile a molte esigenze mantenendo comunque la sua caratteristica di alimento ideale per la convivialità. Traguardo importante per la mortadella di Bologna IGP anche all’estero dove i numeri sono consistenti: Spagna, Francia e Germania sono i paesi dove ha maggior successo questo prodotto alimentare che viene visto come un’icona dell’alimentazione italiana. Per capire quanto la mortadella stia diventando un insaccato scelto da tantissime persone nel mondo basti pensare che in Germania è in corso un tour promozionale sulla mortadella che arriverà fino al 2020. E senza dimenticare che anche il Giappone ha iniziato ad incrementare il consumo di questo prodotto.

E in ambito di insaccati italiani che sono richiesti in ogni parte del mondo, non si può non citare l’ormai celeberrimo prosciutto di Parma. Questo potrà essere commercializzato finalmente anche a Taiwan: il governo locale ha deciso di aprirsi al commercio di prodotti a base di carni provenienti dall’Italia. La notizia è molto interessante visto che Taiwan sembrava essere una frontiera ormai chiusa in tal senso e che invece è stata aperta quasi all’improvviso. Perció questo paese si va ad aggiungere agli oltre 90 che hanno creato una fitta rete commerciale per quanto concerne il prosciutto di Parma. Il mercato di Taiwan ha una funzione fondamentale per tutta l’area asiatica, essendo quello che assorbe mediamente 150.000 prosciutti all’anno. Dunque garantisce rifornimenti a paesi come Cina, Singapore e anche Hong Kong. Una scelta, quella di Taiwan, attentamente ponderata visto che esponenti delle autorità del paese hanno visitato i centri di produzione presenti in Italia così da toccare con mano la qualità dei prodotti.